La storia del Soccorso Alpino di Trieste

Nel 1956 nasce ufficialmente la Stazione di Soccorso Alpino di Trieste. Le basi per la sua costituzione si getterano nell’incontro avvenuto a Trento tra Spiro Dalla Porta Xidias, il presidente della sezione CAI XXX Ottobre di Trieste Duilio Durissini e il dott. Scipio Stenico, presidente nazionale del CNSA. Trieste fu quindi la terza stazione di Soccorso della Delegazione Friuli Venezia Giulia ad essere costituita, dopo quelle di Cave del Predil e di Forni di Sopra.

A dire il vero in quell’anno veniva ufficializzata una situazione di fatto che perdurava da molto tempo, praticamente da quando i triestini iniziarono a riunirsi in società e associazioni con intenti alpinistici, sin dalla seconda metà del ‘800.

È ormai assodato che il concetto di “soccorso alpino” è sempre appartenuto alle genti di montagna; potrebbe sembrare strano incontrare la stessa sensibilità in una città come Trieste, con sì alle spalle il ciglione carsico e le sue modeste cime, ma pur sempre bagnata dal mare e così lontana da quei monti che chiudono meravigliosamente il suo golfo nelle limpide giornate.

Eppure, quasi parallelamente ad con analoghe iniziative sviluppatesi nell’arco dolomitico, già nel 1931 la famiglia Guido Pellitzer, con un congruo lascito, permetteva la costituzione di alcune basi fisse di soccorso nelle Alpi Giulie. Ironia della sorte, o perché giustamente predestinata, Cave del Predil, futura prima stazione di soccorso, ne faceva parte. Il tutto era alquanto spartano, se paragonato al concetto moderno di soccorso in montagna; cassette di medicinali, cibo di emergenza, qualche coperta. Poco o niente di più. In un’epoca che richiedeva l’iniziativa del singolo perché altro non c’era, questo era il primo passo. L’avvento del secondo conflitto mondiale travolse queste fervide idee e le povere cose costruite.

Dopo la forzata pausa della guerra, l’ambiente alpinistico triestino continuò la propria attività. Da sempre gli alpinisti triestini erano costretti a grossi spostamenti per raggiungere le montagne, il loro terreno d’azione. Naturale, spontaneo e scontato era muoversi ed affrontare grandi distanze anche per portare soccorso ad alpinisti in difficoltà, specie se concittadini.

La Stazione di Trieste nasce per merito di Spiro Dalla Porta Xidias, suo primo capostazione. Alpinista di punta del CAI XXX Ottobre, riuscì a coinvolgere un gruppo di rocciatori che vantavano attività di tutto rilievo. Tra essi, Bianca di Beaco, Bruno Crepaz, Nino Corsi, Walter Mejak, Pino Cettin, furono i primi volontari. A questo nucleo iniziale si aggiungeranno a breve Fabio Benedetti, Bruno Baldi, Sergio Lusa, Umberto Pacifico, Jose Baron, solo per citarne alcuni.

Spiro Dalla Porta Xidias non era nuovo a interventi di soccorso. Già nel ’46 intervenne, da solo in circostanze del tutto particolari, durante le riprese di un film, sullo Spigolo Steger alla I Torre del Sella; poi nel ’53, assieme agli Scoiattoli di Cortina, fu protagonista di una complessa operazione sulla Comici alla Nord della Cima Grande di Lavaredo, ed in seguito si distinse in varie altre occasioni…

Nel ’56 si trovò però a gestire qualcosa di nuovo. Una stazione di soccorso, appena formata, tanta energia ed entusiasmo ma … scarsa attrezzatura. Sì, perché questa era (ed è) la situazione ricorrente che attanagliava quasi tutte le stazioni del CNSA.
Per anni operò secondo i principi di puro volontariato, se vogliamo secondo il concetto quasi romantico di soccorso espresso da Tita Piaz. Tutte le spese quindi erano sostenute dai suoi volontari o in qualche caso dalla XXX Ottobre; inoltre agli sventurati che venivano soccorsi non si richiedeva alcun rimborso per le operazioni svolte.

La stazione poteva contare anche su alcune squadre nelle montagne friulane: sino al 1966 Pordenone, Maniago e Udine erano le sue punte avanzate.

Sarà proprio il Caposquadra di Maniago, in una domenica di settembre del ’61, a richiedere rinforzi per il recupero di un alpinista caduto sul Monte Duranno. Si trovava molto in alto e le sue condizioni apparverosubito molto gravi.
Spiro e la prima squadra in turno di reperibilità raggiunsero Cimolais in due ore, un tempo record, se si considera lo stato delle strade di allora. Resisi conto della posizione del caduto, immediatamente apparve necessario l’intervento dell’elicottero; ve ne erano alcuni di stanza nella base USA di Aviano. Ma il problema maggiore, e forse anche il principale, era che mai nessuna operazione del genere era stata compiuta nella nostra regione. Tuttavia la disponibilità degli americani, i rinforzi di altri rocciatori giunti da Trieste e da altre vallate, l’insostituibile opera prestata dai valligiani locali, resero possibile, dopo due giorni di sforzi e tentativi con l’elicottero, il recupero dell’infortunato.

Questa azione, che ebbe grande eco sulla stampa, gettò le basi per la futura collaborazione con gli elicotteri USA e successivamente l’Esercito e l’Aviazione Italiana.

La stazione di Trieste ricevette il riconoscimento del Trofeo San Ambrogio e il Premio Belli; Spiro Dalla Porta Xidias venne insignito dell’Ordine del Cardo.

A Trieste ci si rese conto fin dall’inizio che solo garantendo uno standard molto alto di preparazione poteva essere giustificata l’ esistenza di una Stazione di soccorso Alpino. Le stazioni di montagna avrebbero così potuto usufruire di rocciatori di provate capacità, seppur lontani. Questo concetto, forse troppo rivoluzionario nel ’56, per i triestini è rimasto valido sino ai nostri giorni.
Nella seconda metà degli anni ’60, Trieste “perde” le squadre avanzate di montagna; Pordenone, che comprenderà inizialmente anche Maniago, e Udine infatti si costituiscono come stazioni autonome. Continuano comunque gli addestramenti, in anni di fervore che richiedono grandi energie per garantire ai volontari una propria autorità, dignità e autonomia di decisioni, ma anche per proseguire l’estenuante ricerca di fondi per l’acquisto e il rinnovo delle attrezzature, l’adeguamento negli addestramenti agli standard moderni del soccorso in montagna. E rocciatori di grande esperienza continuano a formare il corpo dei volontari della stazione.

Il 10 ottobre 1963, alle prime ore del mattino Cirillo Floreanini, delegato alpino del Friuli Venezia Giulia con una telefonata concitata, dichiarando di non potersi muovere immediatamente causa impegni di lavoro, attiva Spiro Dalla Porta Xidias: era avvenuta l’apocalisse del Vajont.

In quell’immane disastro, Spiro assieme ad altri volontari triestini furono forse tra i primi del soccorso regionale ad intervenire; nella zona erano presenti anche i tarvisiani con Ignazio Piussi, ma probabilmente non ebbero occasione d’incontrarsi. Mancavano infatti i più basilari collegamenti.

Operarono per giorni, in un mondo divenuto irreale e travolto dal caos, seppure al limite delle loro potenzialità; non c’era purtroppo alcuno da salvare ma restavano solo da sfruttare le capacità alpinistiche dei soccoritori alpini per svolgere controlli nei paesi limitrofi o cercare, il più delle volte senza riuscirvi, di portare in luoghi sicuri i valligiani rimasti isolati.

In quegli anni i triestini continuano a macinare chilometri per portare soccorso. Sempre nel ’63 erano persino giunti sino alle pendici del Monte Bianco: alcuni dei volontari della stazione assieme al famoso Kurt Diemberger, uno di casa a Trieste, erano bloccati sulla cresta Sud della Noire. Si ritrovarono ad operare al fianco di personaggi come Bonatti, Bertone, Zappelli; fortunatamente, contrariamente alle nere previsioni, l’esito sarà positivo per tutti.

Il 2 giugno 1967 dovranno purtroppo intervenire per il recupero del ventiseienne Gianni Sferco, volontario della stazione, caduto sulla via Castiglioni Detassis sul Spitz della Lastia, sopra Agordo.

Parteciparono più di una decina di soccorritori triestini, alcuni arrivando da Trieste, altri rispondendo al tam tam di notizie e scendendo dalle valli dolomitiche in cui si trovavano ad arrampicare. L’intervento si protrarrà a lungo, con un duro bivacco accanto al corpo di Gianni.

L’intesa con il soccorso di Agordo si rivelò perfetta e, a tratti, commovente e sinceramente umana.
Nelle ultime fasi del pietoso recupero, “Topo”, capostazione di Agordo delegò infatti Spiro alla direzione delle operazioni: “è uno dei vostri da recuperare – disse – e così deve essere fatto”.

Nonostante il calo delle richieste di intervento per la stazione, specialmente nella sua zona di competenza, il Carso triestino e goriziano, si maturò tuttavia sempre più la convinzione della necessità del miglioramento tecnico dei volontari. Il potenziale c’era: i migliori rocciatori dei Bruti della XXX Ottobre e quelli del GARS della Società Alpina delle Giulie di Trieste continuavano a costituire l’ossatura della stazione. Il margine di miglioramento non mancava di certo. Negli anni del cambiamento, quelli per intendersi caratterizzati a livello nazionale dalla figura di Franco Garda, nella stazione di Trieste, guidata da Franco Gherbaz “ciaspa”, persone come Luciano Cergol “il pero”, Maurizio Fermeglia “mau” e Tullio Ranni “tullietto” segnano l’ennesimo salto qualitativo.

Luciano, fortissimo alpinista, con grande attività speleologica alle spalle e non solo (come gran parte degli alpinisti triestini dell’epoca), fisico forte, caparbio e testardo, certamente elemento di rottura nell’ambiente alpinistico triestino per la sua rivoluzionaria attività, vanta peraltro un’invidiabile e quasi unica esperienza a Trieste in spedizioni extraeuropee di grosso livello, pure in Himalaya anche a fianco di spedizioni slovene.

Maurizio e Tullio, altrettanto forti alpinisti, anche loro con esperienze extraeuropee sino in Yosemite, sono in grado di analizzare in modo nuovo aspetti teorici e pratici e di impiegare le migliori soluzioni e tecniche di soccorso.

Gli anni ’80 li videro, supportati da tanti altri volontari: Roberto Valenti “il tedesco”, Paolo Pezzolato “il fossile” (eclettico e vulcanico nelle idee, appartenente sia al soccorso alpino che speleologico), Luciano Milich “ciano”, Stefano Cavallari “caval” per citarne solo qualcuno senza farne ingiusto torto ad altri, impegnati nel duro lavoro non solo rivolto alla stazione ma in proiezione a tutta la delegazione FVG.

In quel periodo da una parte ci si era resi conto che le manovre in “palestra” si dimostravano in qualche modo riduttive e quindi bisognava pensare alle grandi pareti con tutti i problemi connessi; dall’altra si era convinti che solo esportando questo modello e rendendolo operativo a livello regionale tutta la delegazione ne avrebbe tratto vantaggio, sia a livello tecnico che d’immagine.
Tutte le manovre di stazione in palestra si svolgeranno quindi con una ricerca maniacale della perfezione e della velocità, ma soprattutto della sicurezza.

Desiderosi di mettere in pratica quanto sperimentato, nel 1983 si svolgeranno le manovre sul Paretone di Ospo in Slovenia (200 metri di puro strapiombo) e sul Campanile di Val Montanaia; nel 1984 sulla Media Vergine nel gruppo dell Jof Fuart; nel 1985 nella prima discesa degli strapiombi della parete Nord del Pic Chiadenis nel gruppo del Monte Peralba.

Nel 1986, in occasione del trentennale di fondazione, avverrà quella che rimarrà la manovra per eccellenza della stazione, un progetto ambizioso e finora mai tentato da alcuno: la simulazione di soccorso sul Diedro Cozzolino sul Piccolo Mangart di Coritenza.

Una giornata intera per portare in cima il materiale, aiutati da volontari delle stazioni di Tarvisio e Forni di Sopra in quanto gli elicotteri del V ALE RIGEL di Casarsa non potevano operare, trovandosi la zona sul confine italo-yugoslavo, ancora piuttosto caldo all’epoca; due squadre operative che si divisero i compiti della simulazione dell’intervento e quelli dell’aspetto, non meno importante, logistico; oltre 800 metri di calata in un vuoto vertiginoso nel diedro più perfetto delle Alpi.

Con il contributo essenziale di tutti i volontari che vi parteciparono, la manovra fu un successo: iniziando la calata dalla cima e stabilizzando il “ferito” cento metri poco sotto, in sei ore e mezza la barella toccava le ghiaie basali del diedro.

L’impegno della stazione in quegli anni si concretizzò pure nell’organizzazione della manovra invernale di delegazione sulla strapiombante parete Est del Bila Pec nel gruppo del Monte Canin e in contemporanea sulla Sud del Montasio.

Siamo segretamente certi che questi eventi abbiano rappresentato il “la” per tutte le stazioni della delegazione FVG.

Nel settembre del ’87 la stazione deve nuovamente muoversi per uno dei suoi. Luciano Cergol perde la vita sulla via Comici sul Monte Cimone in val Dogna. Due tristi giornate impegnano i volontari di Trieste, assieme agli amici di Tarvisio e i Finazieri di Sella Nevea per il faticoso recupero della salma, interamente a spalla in quanto gli elicotteri dell’esercito non sono disposti a trasportare il povero corpo.

La mancanza di Cergol si fa sentire ma, quasi continuando il progetto comune, Fermeglia e Ranni lavorarono con rinnovata energia sino ai primi anni ’90 per la costituzione e l’operatività di quella che sarà la Commissione Tecnica, organismo di livello regionale, che raggruppava esponenti qualificati di tutte le stazioni con l’intento di provare e unificare le tecniche di soccorso.
Tullio Ranni, forte delle sue capacità tecniche e di sintesi, guiderà la Commissione finché essa esisterà costituendo così la base per le figure tecniche che oggigiorno operano nel Soccorso Alpino regionale.

Maurizio Fermeglia inoltre, assunta poi la carica di vicedelegato, contribuirà con le sue proposte innovative, (e non sempre capite), volte a rendere moderna la gestione della delegazione: la ricerca di una sede regionale, logisticamente centrale e facilmente raggiungibile, dotata di computer per svolgere e controllare in maniera organica i sempre maggiori e gravosi impegni della delegazione, ma anche il miglioramento dei rapporti con gli organi d’informazione e con gli altri enti che operano sul territorio regionale.

La storia della attuale stazione inizia dopo la metà degli anni ’90. L’avvento del telefono cellulare, che rivoluzionerà tutto il sistema di allertamento anche a livello nazionale, produce i suoi effetti pure a Trieste.

Da anni la stazione veniva mobilitata molto in ritardo o non aveva modo d’intervenire, causa certamente la mancanza di una sala operativa e, per ovvi motivi, di personale impegnato 24 ore su 24. Puntando quindi sui sistemi di chiamata che consentono un’attivazione in tempo reale, riallacciando tenacemente e in maniera capillare i contatti con gli enti presenti sul territorio quali Vigili del Fuoco, Sanità, Carabinieri ecc, possiamo dire che oggi la Stazione di Trieste ha raggiunto quella operatività che garantisce la massima prontezza d’intervento.

Sul fronte della prevenzione, da tempo la Stazione si rende disponibile agli incontri presso le due sezioni CAI di Trieste e varie Associazioni nei corsi di escursionismo e roccia. Inoltre da alcuni anni è impegnata anche in cicli periodici d’incontro con ragazzi delle scuole elementari e superiori, tenuti nell’ottica di divulgazione e approfondimento dei comportamenti di base per affrontare in sicurezza la montagna e l’ambiente impervio.

Oggi i soccorritori triestini si trovano nuovamente ad essere impegnati sul fronte regionale, in aiuto negli interventi affrontati dalle altre stazioni della delegazione di appartenenza, fuori dai confini della Regione, e sopratutto nella propria zona di competenza, in un crescendo vertiginoso di anno in anno, di richieste di soccorso.

Attualmente tra i volontari che costituiscono la Stazione di Trieste vi sono tecnici di elisoccorso, cinofili, tecnici di ricerca, medici e infermieri professionali ma, soprattutto, un gruppo di venti persone che lavorano in sintonia d’intenti, con la stessa energia di chi li ha preceduti. Qualcuno, tra i più giovani, forse non conosce tutta la storia della stazione ma, lo sappiamo e lo vediamo nei loro occhi, la sente inconsciamente vibrare ogni qualvolta scatta una chiamata o semplicemente quando qualcuno li riconosce come “uno del Soccorso di Trieste”.

Un ringraziamento doveroso e particolare a Spiro Dalla Porta Xidias, memoria storica della Stazione di Trieste nonché membro emerito del CNSAS per le preziose informazioni ricevute e per la gentile consultazione dei suoi appunti.